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Ott08
Solare Fotovoltaico
La tegola fotovoltaica per una massima integrazione del sistema FV con la copertura
La problematica dell’integrazione tra i componenti fotovoltaici e l’architettura ha risvolti sia legati alla qualità architettonica dell’edificio che legati ad un livello specificamente economico. Una scarsa integrazione architettonica infatti conduce verso la definizione di edifici caratterizzati da problematiche estetiche più o meno rilevanti, in cui gli impianti fotovoltaici vengono percepiti come sistemi tecnologici sovrapposti all’edificio e per nulla in sintonia con la sua immagine architettonica.
Allo stesso tempo attualmente, viste le recenti normative ed in particolare il Decreto del 19 febbraio 2007 ”Criteri e modalita’ per incentivare la produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare” (in attuazione dell’articolo 7 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n.387), una scarsa integrazione architettonica non consente di accedere alle fasce incentivanti più alte, previste per promuovere lo sviluppo e l’utilizzazione dei sistemi fotovoltaici nell’architettura, con conseguenti minori vantaggi economici.
Pertanto la ricerca di sistemi e componenti per una integrazione il più possibile ottimale del fotovoltaico nell’architettura propone costantemente prodotti e sistemi innovativi. Tra questi sono interessanti le soluzioni di integrazione del fotovoltaico con i componenti tradizionali delle coperture a tetto, ovvero tegole e coppi. L’idea di integrare una o più celle fotovoltaiche nell’elemento di rivestimento della copertura, ovvero nella tegola, anzichè assemblarle in un unico pannello da sistemare sovrapposto alla falda di copertura, è certamente una tra le più interessanti e innovative soluzioni proposte recentemente.
Differenti aziende già producono elementi fotovoltaici sia integrati nella classica tegole piana che nel caratteristico “coppo”. In alcuni casi l’elemento di copertura è realizzato in materiale polimerico anzichè in cotto, pur mantenendo la morfologia tipica dell’elemento originario (es. del “coppo”), in altre soluzioni la tegola mantiene la sua costituzione originaria e caratteristica in laterizio.
Fig.1 Tegole piane fotovoltaiche prodotte dalla “Fornace Fonti srl”.
Fig.2 Coppi fotovoltaici prodotti dalla “Rem”.
In tutti i casi il tetto mantiene le sue sembianze originarie, la sua morfologia in particolare risulta inalterata. L’elemento fotovoltaico, ovvero la singola cella, si fonde perfettamente con l’elemento di copertura facendo percepire il tetto con poca differenza rispetto la percezione che si avrebbe di esso in assenza delle celle fotovoltaiche. Unica differenza può essere dovuta alle differenti caratteristiche cromatiche complessive del tetto e di riflessione della luce, ma non vi è la presenza e la percezione di elementi estranei alla copertura e sovrapposti alle falde.
Vi sono già in commercio coppi e tegole fotovoltaiche (del tipo alla romana, portoghese, ecc.) che alloggiano, con sistemi differenti, due, tre o più celle fotovoltaiche, arrivando ad avere una produzione di picco anche di 12 Wp per ciascuna tegola. Ovviamente la superficie necessaria per ottenere, ad esempio, un kWp, è maggiore di quella che si avrebbe nel caso dei moduli fotovoltaici in cui le singole celle sono poste contiguamente l’una accanto all’altra, e può variare dai 15 ai 20 mq in funzione del numero di celle inserite nell’elemento di copertura e della specifica tipologia di celle fotovoltaiche.
Fig.3 Tetto fotovoltaico realizzato con tegole fotovoltaiche in cotto del tipo indicato in fig.1
Domenico D’Olimpio
