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Gen10

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Il tempo di ritardo negli edifici. Variazioni climatiche esterne ed effetti indoor

Tempo ritardo

All’interno degli edifici gli effetti dell’interazione involucro/ambiente risultano più o meno sensibili in funzione delle specificità formali-dimensionali e fisico-costitutive. Lo stato interno di un edificio, in termini di condizioni e comfort ambientale, cambia in risposta alle variazioni delle condizioni ambientali esterne. Le differenti situazioni di irraggiamento solare, ventilazione, temperatura dell’aria, si ripercuotono all’interno degli edifici in primo luogo in ragione delle caratteristiche morfologiche, posizionali e dispositive dell’edificio, nonché in relazione alle specificità fisico-costitutive dell’involucro edilizio (materiali costitutivi e relativa trasmittanza, percentuale di bucature, di specifici vetrate, ecc.). Ma la dinamica con cui gli effetti interni delle variazioni ambientali esterne pervadono il volume dell’edificio e ne caratterizzano i differenti spazi contenuti varia in funzione delle caratteristiche fisiche e morfologico-dimensionali degli assetti interni.
Intuitivamente, risulta evidente che gli spazi adiacenti le pareti di involucro risultano i più sensibili, in termini di intensità e rapidità di risposta, alle variazioni fenomenologico-ambientali che caratterizzano le condizioni di stato esterne. Man mano che si procede verso l’interno dell’edificio, allontanandosi dalle strutture di involucro, la risposta alle variazioni ambientali esterne diviene meno sensibile e maggiormente sfalsata temporalmente rispetto la causa generatrice. Ciò implica il fatto che all’aumentare della profondità di un edificio il suo stato ambientale più interno cambia con maggiore ritardo. Di conseguenza, all’interno di involucri edilizi di rilevante dimensione, contenenti spazi molto ampi, le variazioni esterne producono effetti molto meno intensi e rapidi rispetto a quelli che potrebbero verificarsi in volumetrie piccole, caratterizzate, al contrario, da una relazione causa esterna-effetto interno molto sensibile in termini di intensità e velocità do risposta. In volumi edilizi molto grandi la risposta alle dinamiche microclimatiche esterne ed all’azione delle diverse componenti climatico-ambientali avviene con un notevole “tempo di ritardo”, definibile come uno sfalsamento temporale del fenomeno-risposta (effetto) rispetto al fenomeno-causa, fino al far risultare di poco conto le variazioni ambientali legate al ciclo giornaliero-diurno, con una situazione ambientale circa stazionaria nell’intervallo giornaliero.
Ai fini del comfort ambientale risulta positivo avere condizioni indoor stazionarie e poco sensibili alle variazioni climatiche esterne. Se la stazionarietà è caratterizzata da un “regime microclimatico” adeguato alle esigenze di comfort richieste dalla specifica modalità di funzione degli spazi (ad esempio, una palestra ha parametri di comfort ambientale differenti rispetto ad un edificio per uffici) l’edificio risulterebbe autosufficiente nel garantire adeguate prestazioni ambientali. E’ evidente che raggiungere una situazione di questo tipo costituisce un’ operazione complessa, teoricamente possibile ma praticamente impossibile; tuttavia l’avere una situazione ambientale il più possibile stazionaria, anche se non esattamente sui livelli di comfort richiesti, renderebbe più facile il controllo climatico indoor, con minori costi energetici e la possibilità di usare strategie e tecnologie passive (talvolta di efficacia limitata nei confronti di problematiche caratterizzate dalla necessità di attuare brusche e rilevanti variazioni delle condizioni ambientali).

La situazione di ritardo interno e di aumento delle condizioni di stazionarietà può essere accentuata dalla suddivisione interna del volume. La partizione del volume edillizio in spazi dimensionalmente differenti e la variazione dei coefficienti di trasmittanza termica delle strutture di partizione sono parametri per il controllo delle fluttuazioni climatiche interne e della risposta microclimatica indoor. Agendo su tali parametri ed usandoli in chiave progettuale sarebbe possibile definire una situazione in cui alcune parti interne dell’edificio risultano scarsamente sensibili alle variazioni climatico-ambientali giornaliere. In edifici profondi e caratterizzati da elevata partizione interna, gran parte del volume non risulta interessata da variazioni delle condizioni ambientali relative all’intervallo giornaliero. Queste tendono a ridursi, fino ad annullarsi verso l’interno, verso il centro del volume edilizio, con un aumento proporzionale del tempo di ritardo.
Tale dinamica può essere controllata e modificata, come detto precedentemente, agendo su parametri quali la dimensione e l’organizzazione delle partizioni interne e le caratteristiche fisico-costitutive dei materiali usati per le strutture che le definiscono.

Domenico D’Olimpio

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